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La Provincia

Geografia
 
Confina a nord con il Molise (provincia di Campobasso), a est con la Puglia (provincia di Foggia), a sud con la provincia di Avellino e la provincia di Napoli, a ovest con la provincia di Caserta.
 
La sua massima dimensione longitudinale tra il colle Giglio sul confine nord (41°29') ed il monte Avella, sul confine sud (40°59') è di 30', pari a 55,590 km; e la massima lunghezza fra la falda del monte San Vito sul confine orientale(2°42'), e la punta estrema del territorio di Limatola nel Volturno (1°54') è di 48', pari a 67 km circa (al parallelo 41°14' che taglia per metà la provincia).
 
Posta nel cuore dell'Appennino sannitico (che fa parte dell'Appennino meridionale), questa provincia, a guardarla sulla carta a rilievo, ha la forma di una grande conca alpestre, molto accidentata, compresa quasi tutta nel bacino del medio e basso Calore, tranne l'estremo lembo proteso verso nord-est, il quale rientra nell'alto bacino del Fortore, ed il versante occidentale del Taburno, che fa parte del bacino del Volturno.
 
L'altitudine media di questa "conca" è di circa 900 m sul livello del mare; la massima depressione si ha nella punta di Limatola (44 m) e la massima elevazione con il monte Mutria (1822 m); è cinta dai contrafforti del Matese e dai monti Molisani a nord, dai monti Dauni ad est, dalle ultime appendici del Terminio e Partenio a sud, e dai monti Tifata e Taburno ad ovest.
 
Geologia
 
L'odierna valle del Calore Beneventano in origine era un bacino chiuso occupato da un lago, di cui il Calore, il Tammaro ed il Sabato erano i principali tributari. Per una violenta depressione del suolo tra l'estremità settentrionale del Taburno e la meridionale del Matese, le acque di quel lago si sarebbero aperto il varco verso il Volturno ed avrebbero formato l'odierna valle del basso Calore con la piana di Solopaca. Che la conca beneventana in origine sia stato un lago è provato dal fatto che l'odierna piana di Benevento e quasi tutte le colline che la circondano, sono di formazione terziaria (compresa tra 70-63 e 1-2 milioni di anni fa), composte cioè di stratificazioni ghiaiose, o ammassamenti di ciottoli misti a calcare ed arenaria.
 
Durante il terziario accaddero intensi e vasti movimenti tettonici, soprattutto legati alla cosiddetta orogenesi alpina, che non si limitò alle sole Alpi, ma alla quale si devono le principali linee direttrici del rilievo attuale dei continenti. Di formazione secondaria o mesozoica (tra 230-225 e 70-63 milioni di anni fa) è invece, costituita la cinta montana della provincia.
 
I terreni sono costituiti in massima parte da elementi argilloso - calcareo - silicei, con qualche raro masso erratico di granito (Valfortore); non sono rare invece le concrezioni conchiliace e le incostrazioni ittiche (Pietraroja, Castelfranco in Miscano), i giacimenti di marmi colorati (Vitulano, Cautano, Paduli), e di selci trasparenti e calcedonio comune.
 
Non mancano zone in cui sono evidenti i segni di una primordiale attività vulcanica, come nelle regioni Vitulanese, Telesina e Galdina. Nella valle di Vitulano, in quasi tutto il suolo di Tocco Caudio, vi sono giacimenti di tufo con pomici, foglie di mica e cristalli di pirosseno, attestanti chiaramente l'esistenza del cratere di un vulcano spento, dal quale dovettero essere lanciate tutte le sostanze vulcaniche che si rinvengono in molte parti della valle Beneventana. La stessa base del paese di Tocco Caudio non sarebbe che un cono rovesciato di tufo vulcanico.
 
Nella regione Telesina e Cerretese, poi, oltre alle sorgenti d'acqua termali e minerali, vi sono grandi giacimenti di tufo grigio, formati evidentemente da ceneri vulcaniche, e di lignite (Pietraroja), che, secondo molti geologi, è indizio dell'origine vulcanica di quei terreni. Nel settore nord-est, tra il Tammaro ed il Fortore, non vi è nessuna traccia di terreno vulcanico oltre al tufo di monte Caffarello (687 m), in quel di San Marco dei Cavoti.
 
Bisogna andare al di là del Fortore nella regione Galdina, per trovare un'altra zona vulcanica. Nel sito detto Fontane Padule ad est di San Bartolomeo in Galdo, e tra il bosco Montauro ed Alberona, si trovano ad una certa profondità pomici, scorie, pezzi d'ossido nero di manganese e di ferro fuso in forma spirale, oltre a strati di torba papiracea, un'immensa quantità di piriti e strati di ferro carbonati litoide.
 
Sorgenti d'acqua termo-minerali vengono fuori da tutti i punti del suolo della provincia.
 
Clima
 
La provincia in rapporto al clima si può dividere in tre zone:
 transcalorina, a nord del fiume Calore, dove il clima è piuttosto rigido e salubre;
 ciscalorina, a sud del fiume Calore, doce il clima mite risente dove più dove meno, dell'influenza del Mar Tirreno;
 calorina, nel bacino del fiume Calore, con un clima per lo più umido e nebbioso; il centro di questa zona è Benevento.
 
I venti predominanti nella conca beneventana sono: tra gli australi, lo scirocco da SW; tra i boreali, il grecale da NE, quello che i naturali chiamano Salernitano, che apporta piogge e nebbie, le quali perciò vengono su di solito dalla valle del fiume Sabato; la bora, che viene chiamata localmente vòrea, sgombra dall'ambiente l'umidità, purifica l'aria e la rende più respirabile, infondendo un senso di benessere.
 
Monti
 
Nella conca di Benevento, da quando un lago preistorico prese figura e corso di fiume formando l'odierna valle del medio e basso Calore, vi confluiscono da opposte direzioni, proprio nei pressi della città, i suoi due maggiori tributari, il Tammaro da nord ed il Sabato (fiume) da sud, i quali, scavando con il Calore medesimo, le tre maggiori vallate della provincia, la dividono in quattro settori:
 settore sud-est, tra il Sabato ed il medio Calore;
 settore nord, tra il medio Calore ed il Tammaro;
 settore nord-ovest tra il Tammaro ed il basso Calore;
 settore sud-ovest, tra il basso Calore ed il Sabato.
 
Nel settore sud-est vi sono le ultime diramazioni del Terminio, che separano la valle del Sabato da quella del Calore, con le alture di San Giorgio del Sannio (380 m), quelle di Sant'Angelo a Cupolo, con il monte Pagliari (475 m), quelle di San Nazzaro e Calvi, con il monte San Marco (505 m) e le alture di Cucciano che separano la valle del Calore da quella dell'Ufita, con il monte Calvano (554 m), Rocchetta (632 m) e Cucciano (700 m).
 
Nel settore nord-est vi è l'incurvatura della dorsale appenninica, dove i monti Molisani si congiungono con i monti Dauni, formando la catena la catena arcuata dei monti d'Alberona, Roseto, Castelfranco, Montefalcone, Foiano di Val Fortore e Baselice nella quale sono le sorgenti del Fortore.
 
In questa catena emergono i monti: Taglianaso (908 m), Teglia (742 m), Tufara (913 m) e S. Angelo (641 m) al confine nord-est, sulla destra del Fortore; mentre sulla sinistra, costituenti lo spartiacque tra la valle del Fortore e quella del Tammaro si trovano i monti: Serravessilli (892 m), Calvello (946 m), Rovino (920 m), S. Onofrio (950 m), S. Luca (981 m) e S. Marco (1007 m).
 
Tra le diramazioni dei monti Molisani si distinguono anche le montagne di Cercemaggiore (960 m), quelle di Santa Croce del Sannio con il monte S. Martino (853 m), il Murgia Giuntatore (992 m), il m. Saraceno (1086 m), i monti di Colle Sannita (871 m) e di Castelvetere in Val Fortore (706 m), le alture di Castelfranco in Miscano con il monte S. Felice (851 m), di San Marco dei Cavoti con il monte Caffarello (687 m), e le alture di Foiano di Val Fortore con i monti Barbato (946 m) e Fontesanlorenzo (981 m), e giù fino al colle di Paduli (380 m) ed al monte Crapiano (371 m) che forma le appendici estreme dei monti Molisani sulla destra del Calore.
 
Nel settore NW si elevano le propaggini del Matese, dove sono i monti più alti della provincia, che determinano lo spartiacque tra le valli del Tammaro, del Volturno e del basso Calore. Il crine di displuvio è costituito da una ramificazione che cominciando dal monte Acero (733 m), a sud-ovest, gira per i monti Monaco di Gioia (1331 m), Erbano (1390 m), Crosco (1300 m), Pescolombardo (1566 m), Monte Mutria (1822 m), Moschiaturo (1470 m), Pagliarella (1020 m) e termina all'altro gruppo dei Giallonardo (1030 m).
 
Vi si distinguono inoltre i monti Serra Macchia Strinata (1252 m), Morrone della Serra (1351 m), Colle Statera, (1252 m), Cima Selvozza (1194 m), Rotondo (926 m), Mangialardo (1030 m), Calvello (1018 m), Valluccio (1010 m), Coppo (1009 m) e giù sino ai monti di S. Vitale (250 m), Scopa (251 m) e S. Angelo (190 m), che forma le estreme appendici meridionali del Matese.
 
Nel settore SW, tra i torrenti Serretelle e Corvo ad est, la valle del basso Calore a nord, il bacino del Volturno ad ovest, e la valle dell'Isclero a sud, sorge il gran massiccio del Taburno, il quale a sud-est per mezzo di un ramo formato dal monte Mauro (671 m), dal valico di Sferracavallo (300 m), dal colle Tufara (500 m) e dal monte Cornice (907 m) si congiunge al monte Avella (1591 m), nella catena del Partenio separando la valle Caudina da quella di Benevento.
 
Talché il crine displuviato è formato da questo ramo e dai monti Taburno (1393 m), Tuoro Alto (1300 m), Rosa (1310), Camposauro (1394 m), Pizzo Cupone (1234 m) e Pentime (1170 m), nella direzione di sud-est a nord-ovest.
 
Il massiccio del Taburno è formato come da un grande acrocoro, che nella parte superiore comprende la valle Vitulanese lunga circa 15 km²., da Montesarchio a Paupisi, cinge a guisa di una grande terrazza il fianco orientale del massiccio in tutta la sua lunghezza ed altezza media di circa 500 m, che passa per Campoli, Cautano, Foglianise, Vitulano, Torrecuso e Paupisi.
 
Il crinale del Taburno si sviluppa nella stessa direzione della valle Vitulanese da sud a nord ed è diviso trasversalmente in due sezioni per mezzo della piana di Prata (790 m) che apre un varco fra i due versanti orientale ed occidentale, e mette in comunicazione la valle Vitulanese, con quella del Volturno. La sezione meridionale, oltre ai monti già menzionati, comprende: il Pizzo Cardito (1150 m), Cepponeto (1270 m), Colle dei Paperi (1331 m), Toppo Ortichelle (1260 m), Toppo Campiglia (1205 m), m. Coppola (1011 m) e la sezione settentrionale del m. Gaudello (1209 m), il Piano d'Andrea (1304 m), il Tesoro (1180 m) ed altri.
 
A sud di Benevento si prolungano le appendici settentrionali del Partenio che segna lo spartiacque fra la valle del Corvo e quella del Sabato, con il m. Trascio (461 m) e le colline di San Leucio del Sannio (380 m), M. Calvo (347 m) e la Gran Potenza o Monte san Felice (200 m).