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Presentate le ricerche del Centro Studi Provincia

Comunicato Stampa n. 4448 del 07 febbraio 2014

Si è tenuto, presso la Sala “Raffaele Delcogliano” alla Villa dei Papi di Benevento, il Convegno sul tema “L’Università del Sannio e le aree interne della Campania”.
I lavori sono stati introdotti con la proiezione di un filmato sulle attività del Centro Studi istituito dalla Provincia con l’Università del Sannio per favorire la ricerca scientifica applicata e che opera da tre anni. Nell’entrare nel vivo del Convegno, il Commissario straordinario della Provincia, Aniello Cimitile, che ha voluto questa iniziativa, ha definito “una notte buia” quella che il Paese sta attraversando in particolare per quanto riguarda i tagli indiscriminati alla cultura, alla ricerca scientifica e all’Università, contestando con parole forti le scelte governative di questi ultimi anni che hanno colpito soprattutto le strutture del sapere dalla Scuola Elementare all’Università. In questo contesto Cimitile ha invocato una mobilitazione popolare e generale a difesa dell’Università del Sannio, dicendo: “guai a chi tocca il nostro Ateneo”. Lo sviluppo del territorio sannita può essere assicurato, ha dichiarato Cimitile, solo grazie al lavoro quotidiano di un polo di ricerca attestato a Benevento che non può essere spostato altrove o disperso in mille rivoli in altre aree. La Provincia di Benevento, ha continuato Cimitile, ha voluto “sfruttare” le potenzialità di supporto scientifico dei ricercatori dell’Università sannita al fine di metterli a disposizione delle strategie di sviluppo sui temi della “green economy”: in questa direzione si è mosso e si muove, infatti, il Centro Studi della Provincia che, nato da un protocollo d’intesa tra la stessa Provincia e l’Università ed attivo presso il Musa in contrada Piano Cappelle, si è occupato e si occupa di analizzare, monitorare e a dare contenuti scientifici alle ipotesi di sviluppo come quello inerente la diga di Campolattaro, o le attività produttive delle piccole e medie imprese, dell’agricoltura, dell’agroalimentare, o del trasferimento tecnologico, ma anche per quanto concerne il riordino delle Istituzioni territoriali locali. “L’Università del Sannio è parte integrante del nostro territorio ed è perfettamente integrata all’interno del tessuto urbano cittadino, ha detto Cimitile, e la Provincia continuerà anche in futuro a sostenerla. Nei mesi scorsi sono state finanziate con numerose borse di studio per ricercatori e studenti alcune indagini sul territorio aventi particolare interesse per la collettività, come ad esempio quelle che hanno interessato la filiera zootecnica ed alimentare di alcune produzioni (come la carne di razza marchigiana allevata nel Sannio, o l’olivicoltura). Queste ricerche costituiscono il valore aggiunto dell’attività di promozione del territorio della Provincia e della classe dirigente locale”.   
Il Sindaco di Benevento Fausto Pepe, intervenendo nei lavori, ha detto che la città di Benevento è orgogliosa della sua Università e che occorre rafforzare l’impegno per rendere sempre più forte il rapporto che lega Benevento a questo polo di cultura e ricerca scientifica. Il Sindaco ha affermato che la Città sta vivendo un momento importante per quanto concerne la programmazione di interventi qualificati sul territorio come la partecipazione al Forum delle Culture, all’Expò di Milano del 2015, nonché al Progetto sperimentale di Trigilia e Brai ed in questa ottica il Comune di Benevento ha fatto in passato delle cose per l’Università perché “questa è la prima risorsa di questa nostra Benevento”:  la nostra classe dirigente ha puntato sull’industria, ma ha avuto anche il merito di puntare sul presidio di cultura, di conoscenza e di ricerca scientifica per aiutarci a renderci competitivi. Siamo però, ha continuato Pepe, “alla fine di un percorso avviato negli anni Novanta, e quindi dobbiamo riscrivere il rapporto con l’Università dandoci nuovi obiettivi, ma dobbiamo ritrovarci attorno ad un tavolo per ritrovare un rapporto. Con la consegna del San Vittorino 3 all’Università abbiamo esaurito il compito che ci eravamo dati alcuni anni or sono, adesso dobbiamo darci nuovi obiettivi nel contesto del momento storico-economico che stiamo vivendo con la spending review”. Pepe ha quindi affermato la disponibilità di partecipare alle attività del Centro Studi. Egli ha quindi chiesto supporto per il successo del progetto del “Data Center” delle Poste, tenuto conto che la Campania è l’unica regione italiana che sembra non volerlo sul proprio territorio; così come si deve lavorare sull’Incubatore di imprese che dovrebbe sorgere nella stessa area del “Data Center”. Si tratta di due progetti ambiziosi ad alto valore aggiunto – ha concluso Pepe.
Il Rettore dell’Università del Sannio Filippo De Rossi ha dichiarato: “Non dobbiamo avere per la nostra Università. Forse siamo all’aurora e questo perché nel 2014 non ci saranno tagli o almeno così appare. E’ vero che abbiamo problemi perché noi abbiamo oggi gli stessi investimenti pubblici di venti anni or sono sebbene la stessa nostra Università sia cresciuta e di molto da allora. I tagli hanno creato problemi ma non ho preoccupazioni per l’Università del Sannio soprattutto perché essa si difende bene da solo. Più dell’80% del personale docente dell’Università sannita è al di sopra delle media nazionale: al di fuori della nostra Provincia la nostra Università è molto ben considerata per le competenze scientifiche dei Colleghi e dunque io non paura per il nostro Ateneo almeno per il medio termine”.
L’ex Rettore Filippo Bencardino ha rimarcato il fatto che negli anni in cui ha operato l’Università sul territorio in città sia cambiato molto nel Sannio grazie a progetti strategici impostati sullo slogan “Benevento città cultura” che ha visto destinare risorse intellettuali e scientifiche per l’innovazione soprattutto nel settore della piccola e media impresa. Il settore cultura oggi costituisce il 5,8% del Pil provinciale e ben 553 imprese operano oggi nel settore dell’informazione e della cultura. Le trasformazioni della società beneventana si vedono anche nel fatto che fino a venti anni or sono c’erano solo imprese singole, mentre oggi molte sono quelle di capitali. In questi anni di crisi è aumentato l’export delle nostre Imprese, mentre cresce anche il nostro turismo.  In questo senso il ruolo dell’Università stato rilevante e non solo per l’apporto della conoscenza, ma anche per il solo fatto che ben mille studenti beneventani sono comunque rimasti sul nostro territorio evitando questa piccola-grande fuga di capitali.
Il docente di Economia, il primo di ruolo dell’Università del Sannio, Ennio De Simone ha discusso su alcune criticità dell’Ateneo beneventano in particolare per quanto concerne il numero elevato degli abbandoni e dei fuori corso, imputando.il fenomeno anche ad una eccessiva severità degli stessi docenti.
Si è quindi passato ad un’altra fase del Convegno, quella destinata alla illustrazione al pubblico dei risultati conseguiti nei suoi anni di attività dal Centro Studi della Provincia. I docenti dell’Università sannita Francesco Guadagno, Concetta Nazzaro, Armando Simonelli, Marina Paolucci, Ettore Varricchio, Katia Fiorenza, Gerardo Canfora, Maurizio Di Bisceglie, Domenico Villacci, Ferdinando Goglia, Pasquale Sasso, Domenico Cicchella hanno infatti discusso sulle conclusioni delle loro ricerche scientifiche portate avanti anche grazie ai borsisti nei diversi campi così come sono state commissionate dalla Provincia, che ha provveduto anche ad erogare i relativi finanziamenti.
Nella sessione pomeridiana è intervenuto Il vicepresidente della Giunta Regionale della Campania con delega all’università e alla ricerca scientifica, Guido Trombetti, ha quindi dichiarato: “Il Centro Studi è una bellissima iniziativa anche per come è stato immaginata come struttura leggera con una funzione di catalizzatore o luogo dove si elabora una riflessione scientifica su progetti di sviluppo nell’ambito dell’agroalimentare, dell’edilizia, della protezione del territorio, del software. Oggi purtroppo è un evento rarissimo anche perché non c’è più tempo di studiare. L’Università oggi non può limitarsi al suo ruolo alto di luogo di ricerca e di diffusione del sapere: oggi c’è una terza missione dell’Università, che non è solo trasferimento tecnologico, ma la produzione del sapere, che è un lusso dei paesi Occidentali, deve essere restituita al territorio come sviluppo tecnologico, del sapere, del sociale. La ricerca non è mai inutile: la ricerca può essere buona e cattiva, ma è sempre utile alla conoscenza. Quanto al destino delle Università italiane, che qualcuno vorrebbe accorpare o diminuire in numero, ebbene bisogna dire che l’Università deve vivere in rapporto con il territorio. L’Università deve vivere anche disseminata sul territorio, anche in quello delle aree interne: tra costi e benefici il saldo è positivo. Oggi il diritto di continuare ad esistere anche delle piccole Università si gioca però sulla possibilità e sulla opportunità di mettere in rete l’Ateneo con il territorio. Per questo noi abbiamo costituito una rete, o Distretto, che ingloba ben 500 imprese produttive e le Università, insieme al Consiglio nazione delle ricerche, cioè appunto fa dialogare ricerca e territorio. Su tutte le aree che non hanno avuto un Distretto per l’agroalimentare e per l’ICT sono a disposizione 70 milioni di Euro in un bando pubblico. Questo sistema non nasconde i centri “piccoli” dal punto di vista quantitativo, ma mette insieme diverse eccellenze presenti dando loro una forza nuova, una massa critica anche di carattere contrattualistico nei confronti delle autorità europee. Avremo la rete a larga per 99,7%, ma quella ultra larga raggiungerà per il momento 80 Comuni: noi abbiamo il dovere come istituzione pubblica di portare la rete informatica anche sulla collina più alta. Bisogna superare quella forma di apharteid che oggi è appunto la mancanza di rete. In definitiva io credo che la crisi sia finita e che stiamo invertendo la marcia: certo, non ci saranno più le vacche grasse, ma noi abbiamo l’Università che è un valore aggiunto”.    Si è quindi svolta una Tavola Rotonda dibattendo il tema su “Lo sviluppo del rapporto tra l’Università ed il sistema economico e produttivo”, con i direttori dei Dipartimenti dell’Università del Sannio: Giuseppe Marotta (Diritto, Economia Management e Metodi Quantitativi), Umberto Villano (Ingegneria), Fernando Goglia (Scienze e Tecnologia), il presidente di Confindustria Benevento, Biagio Mataluni, il presidente della Camera di Commercio di Benevento, Gennarino Masiello, il presidente del Consorzio Area di Sviluppo Industriale di Ponte Valentino, Luigi Diego Perifano, e lo stesso Cimitile, che ha anche moderato iil confronto. Cimitile ha individuato innanzitutto sette direttrici di sviluppo che vanno dall'agrolimentare allo high tech ed ha chiesto il parere ai relatori.
Biagio Mataluni, presidente dell’Unione degli industriali del Sannio, pur riconoscendo che vi sono segnali di ripresa economica sul livello nazionale, purtroppo però non ci sono elementi concreti a medio termine per intravedere una vera e propria rinascita. Nel Sannio la crisi di questi anni ha distrutto oltre 11 punti del Pil, ma ancora io non vedo per l’Italia, nonostante io sia un inguaribile ottimista, una vera svolta. E non è vero che in Italia non ci sono imprese e gli imprenditori. Io per l’area di Airola ho potuto invece constatare che ci sono state 49 imprese che potevano accedere per un investimento complessivo di 250 milioni di Euro per l’area di crisi di Airola. E si trattava di imprese che abbiamo certificato. Ma cosa c’è che fa crollare il castello: è l’apparato burocratico che frena lo sviluppo di questo Paese. A due anni da quella ricerca delle Imprese ancora oggi non è stata concretizzata e così nel frattempo noi abbiamo perso 9 imprese sul totale perdendo circa il 40% del complesso degli investimenti ipotizzati.  Negli ultimi 4 anni sono stati acquisiti da multinazionali estere ben 520 marchi italiani investendo 55 miliardi di Euro per portarsi via il nostro know how che avevamo costruito nel passato. Devo però dire che negli ultimi anni l’Università ha abbandonato il mondo dei sogni e si è calata nella realtà e si è cimentata per esercitare le proprie competenze scientifiche con il territorio e con la realtà. I Centri di competenza e di ricerca dell’Università oggi dialogano con le aziende ed il mondo produttivo; in particolare lo fa l’Università del Sannio. I giovani studenti e ricercatori vengono oggi accompagnati nelle aziende per confrontarsi con le attività produttive: ma la vera palla al piede è la burocrazia. Occorre però investire negli asset industriali ed infrastrutturali.
Secondo il presidente dell’Area di sviluppo industriale Luigi Diego Perifano ha affermato che la crisi socio-economica nel Sannio ha distrutto una parte del tessuto produttivo e ne ha cancellato definitivamente alcuni tratti essenziali: ad esempio non si potrà contare più sul settore tabacchicolo, quand’anche ci fosse una vera ripresa. Quindi ha continuato: “Pertanto noi dobbiamo dare una struttura permanente alle forme di concertazione tra istituzioni pubbliche e private, soggetti produttivi. Il sistema territoriale deve dare delle risposte come classe dirigente locale: per difendere la specificità del nostro territorio occorre delle risposte precise e concrete che deve dare univocamente e senza tentennamenti un tavolo di concertazione unico e condiviso. Dobbiamo costruire un patrimonio comune di idee del sistema territoriale senza disconnessioni e disarticolazioni tra le Istituzioni. Questo ci può consentire di evitare la dispersione delle risorse finanziarie come è accaduto per esempio per i Piani di insediamenti produttivi a 32 Comuni. Noi pensiamo che l’Università possa dare un enorme contributo tanto è vero che il nostro progetto sull’Incubatore di impresa lo abbiamo affidato all’Università, la più grande infrastruttura di sviluppo che ci siamo ritrovati tra le mani da trenta anni a questa parte”.          
Secondo il presidente camerale Masiello il territorio ha saputo creare alcuni importantissimi progetti di sviluppo, come è accaduto per la vicenda dei Progetti Integrati di Filiera, ma purtroppo sembra che lo stesso territorio non ci abbia creduto molto, sebbene si trattava di investimenti nell’ordine di 30omilioni di Euro, che costituiscono una cifra rilevantissima,mai pervenuta in questi ultimi anni. Masiello ha continuato così: "La Camera di Commercio, la Provincia, l’Università si sono messi insieme per presentare programmi imponenti insieme ai Soggetti privati: eppure dopo tre anni sono arrivati soltanto i finanziamenti per i privati. In sostanza non siamo riusciti a sostenere questi stessi progetti in sede regionale. Abbiamo insomma generato aspettative che non siamo riusciti a realizzare.  Dobbiamo dunque per il futuro fare esperienza di quanto è successo per lavorare con la prossima programmazione. Dobbiamo avere il coraggio di affermare che i marchi italiani venduti all’estero significa una frode gravissima ai danni del consumatore internazionale perché si continua a far credere che il prodotto che si acquista al supermercato con nome e marchio italiano sia fatto anche con materia prima italiana, mentre tutti sappiamo che non è affatto così. Manca del tutto una difesa del prodotto e del marchio italiano. Per questo io plaudo allo sforzo di cooperazione tra le Istituzioni pubbliche locali e l’Università che conferirà al territorio quel valore aggiunto di conoscenza di cui ha bisogno.”

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