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Diga di Campolattaro occasione di sviluppo per la provincia di Benevento

Comunicato stampa n. 4614 del 15 settembre 2014

Si è svolto presso la Villa dei papi di Benevento, promosso dalla Provincia, il Convegno: “Verso un pieno utilizzo delle acque di Campolattaro”, moderato dal giornalista Nicola De Ieso.
Erano presenti il Prefetto Paola Galeone, i consiglieri regionali Luca Colastanto e Giulia Abbate, numerosi Sindaci ed amministratori locali, tecnici delle Agenzie e degli enti strumentali, il presidente dell'Asea Alfredo Cataudo.
I lavori sono stati aperti dal Commissario straordinario della Provincia di Benevento Aniello Cimitile, il quale ha voluto riassumere i fatti e le opere realizzate dalla Provincia per questa diga e per questo invaso da 125 milioni di metri cubi d’acqua. La gestione dell'impianto assegnato alla Provincia nel 1997 nasce da una storia cominciata addirittura nel 1969 a cura della Cassa per il Mezzogiorno. Il progetto fu approvato nel 1979 senza che fossero però previste le opere di derivazione: in altre parole non era stata individuata, né tanto meno avviata la destinazione d'uso delle acque raccolte ai piedi della cittadina di Campolattaro imbrigliando le acque del Tammaro. I lavori cominciarono nel 1981 e furono ultimati nel 1995: da quel momento, ha detto Cimitile, il manufatto è rimasto “dormiente” perché appunto non aveva una sua destinazione d’uso. La Provincia di Benevento, così ha rivendicato Cimitile, ha compiuto un grande lavoro per valorizzare l'impianto: oltre a realizzare alcune indispensabili opere collaterali per la protezione delle sponde e per risanare e mettere in sicurezza un costone, già nel 2006, grazie ad uno studio commissionato alla Sogesid ed alla Federico II di Napoli, fu concepito un uso plurimo nell’ottica della tutela dell’ambiente e del territorio e del suo sviluppo socio-economico. Cimitile ha quindi detto: “La potenzialità di 125 milioni di metri d'acqua raccolti nell'invaso, ma realmente disponibili a regime 85 milioni, doveva essere sfruttata per uso potabile, irriguo ed industriale. Queste sono le tre linee d'intervento sono quelle sulle quali ci siamo mossi per proposte da portare avanti. Per la parte potabile noi pensiamo all’utilizzo di 29 milioni circa di metri cubi; per la parte irrigua a 26 milioni circa di metri cubi a favore di 4.440 ettari cui aggiungere altri 11mila ettari; 5 milioni di metri cubi per l’industriale. Siamo dunque a circa 60 milioni di metri cubi; poi dobbiamo pensare a garantire il deflusso minimo vitale del Tammaro, affluente del Calore. L’opera in questa logica diventa di valore strategico e non solo per la Campania, ma direi per l’Italia. Per la parte potabile sarebbero necessari 300 milioni di Euro, da reperire su fondi pubblici, per la realizzazione di tutte le infrastrutture necessarie a portare l’acqua nelle case a partire da Benevento. Per la parte industriale parliamo di 600 milioni di Euro: tale somma viene messa a disposizione della Repower, Società individuata con una procedura ad evidenza pubblica. Per le infrastrutture di irrigazione si pensa a 100 milioni di Euro. Parliamo dunque di un investimento complessivo pari ad un miliardo di Euro per rendere utile questo impianto. Ma attorno alla diga ed all'invaso sono nati altri progetti, sempre a cura della Provincia, come l'Oasi naturalistica di Campolattaro, la Zona a Protezione Speciale ed il progetto del Parco delle Quattro Acque per la valorizzazione anche a scopi naturalistici del territorio. Inoltre, sono stati avviati le progettualità per l'impianto di canottaggio a Campolattaro (affidato all’Asea) per un importo di 45 milioni di Euro. Quando si realizzano progetti di tali dimensioni si tratta di tentare una sintesi concreta tra le diverse posizioni sul tappeto: noi vogliamo auspicare il massimo della condivisione nel rispetto di tutti; ma non accetto che mi si dica che si tratta di progetti calati dall’alto quando poi invece siamo andati a discuterli più volte sul territorio a Campolattaro, Pontelandolfo, Morcone, Sassinoro e nella stesas Rocca dei Rettori”.
E' seguito quindi l'intervento di Filippo Pengue funzionario della già Autorità di bacino del Liri-Garigliano, oggi Distretto idrografico dell’Appennino meridionale. A suo giudizio è possibile avviare un utilizzo plurimo di questa risorsa servendo alcuni Comuni in particolare per 29 milioni di metri cubi; potrebbe inoltre essere utile per il comprensorio della Valle Telesina ed avere anche una funzione a favore di quelle aree industriali di Benevento. Gli interventi sono state inserite nella programmazione generale.
Giuseppe Vacca, esperto di infrastrutture idrauliche, ha riassunto i termini tecnici della realizzazione dell’Opera, che sta vedendo proprio in questi mesi il completamento delle operazioni di collaudo per un totale di utilizzo reale di 85 milioni di metri cubi su una potenzialità di 125 milioni di metri cubi. Secondo Vacca, nell’invaso rimarranno comunque 45 milioni di metri cubi d'acqua nell'invaso e tanto costituisce una peculiarità di questo impianto: quella risorsa sarà utilissima per la tutela delle aree protette, per garantire il minimo di deflusso vitale del Tammaro, nonché per consentire l’impianto di pompaggio di Repower in contrada di Pontelandolfo. Inoltre la diga è una struttura particolarmente importante per normalizzare l’utilizzo del ciclo d’acqua sul modello della diga di Conza della Campania che oggi è a supporto delle esigenze idro-potabili della Puglia.
E', quindi, intervenuto Giuseppe Becchiola dell'Azienda Repower. Egli ha evidenziato che l’idea della realizzazione di un impianto di pompaggio dalla diga di Campolattaro da realizzarsi nella vicina Pontelandolfo grazie ad una condotta di circa 8 chilometri è datata già 2008. A quel tempo le condizioni socio-economico erano completamente diverse da quelle attuali. In ogni caso, ieri come oggi l’energia elettrica ha questo di peculiare: non è immagazzinabile in qualche contenitore e peraltro la richiesta di energia è variabile. L’impianto di pompaggio lo si aziona quando c’è richiesta reale di energia ed ha una sua flessibilità perché è capace di produrre 600 Megawatt. L'investimento è di 600 milioni di euro con una occupazione per cinque anni di 300 unità per la realizzazione dell'impianto. Va rilevato perà che l'impianto ha tempi di recupero dell'investimento lunghissimi, a fronte dei quali le concessioni pubbliche sono molto brevi. Ciò uccide la impresa privata. “Nessun investitore privato – ha detto Becchiola - è oggi in grado di mettere in campo una cifra del genere, ma spero che si possa continuare un dialogo con le Autorità locali”. Rispondendo dunque ad una domanda del pubblico, Becchiola ha detto: “E' vero che questo impianto a pompaggio produce 3 e consuma 4, ma ha una funzione diversa da una centrale termoelettrica, perché è in grado di produrre energia quando serve e dunque affida la sua rimuneratività alla vendita dell’energia quando viene richiesta. L'energia non è facilmente trasportabile ed anche in questo senso l’impianto di pompaggio a Pontelandolfo ha una sua funzione. L’impianto non ha un impatto violento sul territorio e non è uno scempio perché interviene in quella che è una conca naturale nella quale si viene ad insediare da un nuovo invaso”.
Il presidente della Regione Campania Stefano Caldoro, intervenendo nei lavori, ha voluto contestare il sistema italiano che non consente una velocità decisionale adeguata alle necessità, soprattutto in materia di utilizzo del territorio: paradossalmente, ha sostenuto il Governatore, la massa di norme e i vincoli, che rallentano le decisioni, creano una serie di scappatoie e di furbizie che sono nefaste per il territorio. Per quanto riguarda il Piano delle gestione delle acque esso non può avere la rigidità dei confini amministrativi regionali visto che i bacini idrici li superano abbondantemente; per quanto riguarda poi il sistema delle concessioni pubbliche che non consentano un ampio lasso temporale per recuperare i fondi investiti, ha continuato il Presidente, inevitabilmente il privato non ce la fa ad investire e richiede l’intervento del pubblico. “Io preferisco per produrre energia – ha continuato Caldoto - un’opera come quella di Repower ad una centrale a carbone: mi pare che l’impatto sul territorio sia decisamente minore; nel suo complesso la diga ha una grande ambizione per i suoi utilizzi plurimi”. Passando alla questione molto delicata delle richieste di trivellazioni per la ricerca di idrocarburi nel sottosuolo campano, Caldoro ha detto che la Regione Campania non ha alcuna competenza in questa vicenda, se non per alcune questioni marginali di natura meramente amministrativa: è il Governo centrale che ha una sua funzione strategica nella vicenda. “Noi non possiamo scavalcare le comunità locali; ma dobbiamo valutare questa questione delle trivellazioni come una opportunità che va valutata senza posizioni precostituite dal punto di vista ideologico. Dobbiamo entrare nel merito delle questioni senza pregiudizi; non tutto il mondo è popolato da matti. Dobbiamo cercare di pensare al nostro futuro”.
L'on.le Umberto Del Basso De Caro, Sottosegretario di Stato alle infrastrutture, ha affermato che occorre soffermarsi sul rilievo strategico del tema dell’utilizzo delle acque di Campolattaro, tenendo presente che appare opportuno non penalizzare il territorio beneventano per le acque per usi potabili ed irrigui: basti pensare che la città di Benevento riceve l’acqua dal Molise perché non ha autonomia in questo campo. “E’ tuttavia necessario interrogarsi – ha proseguito il Sottosegretario - sull’opportunità che il privato possa ritenere utile e possa investire 600 milioni di Euro: io stesso mi sono interrogato con Repower su questo aspetto ed ho dialogato con altre Aziende che possano avere l’interesse ad un intervento del genere. Noi poi non possiamo dimenticare l’indotto che l'impianto di pompaggio può avere sul territorio visto che sono ben 250 i milioni di sole opere edili. La Regione Campania deve intervenire direttamente su questa opera utilizzando i Fondi di Sviluppo e Coesione: ora, il decreto Sblocca Italia impone proprio alle Regioni di intervenire pena la revoca di questi fondi. Io sono convinto che bisogna partire dalle comunità interessate perché è necessaria questa fase di coinvolgimento degli enti locali per capire le ragioni di tutti. Nessuno può pensare di realizzare da solo un’opera del genere”.

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