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SEMINARIO SUGLI STATUTI DELLA PROVINCIA

Comunicato Stampa n. 42 del 25 novembre 2014
Si è svolto alla Rocca dei Rettori di Benevento il Seminari di studi sul tema: «L’elaborazione degli statuti delle “nuove” Province» dedicato agli Enti della Campania a seguito dell'approvazione della Legge numero 56/2014, promosso dall'Unione delle Province d'Italia in cooperazione con Ministero dell'Interno, Anci e Accademia per le Autonomie locali. Ai lavori hanno preso parte amministratori, dirigenti, funzionari di numerose Province ed anche da fuori Regione Campania.
 Intervenendo il Presidente Ricci ha detto che in questa fase c'è un “work in progress” impegnativo: stabilire cosa e come fare nei prossimi mesi e nei prossimi anni in Provincia di Benevento. Quindi Ricci ha così continuato: “Il problema è gestire i processi di cambiamento istituzionale ed organizzarci per le diverse competenze degli Enti e degli Organi dopo la legge di riforma n. 56 di quest'anno. La Conferenza unificata Stato-Regione ha stabilito che, oltre alle competenze delle Province che le derivano dalla legge, vi sarà una interlocuzione tra le Province e le Regioni per stabilire eventuali funzioni aggiuntive. In questa ottica il presidente della Regione Caldoro, invitando i presidenti delle Province a Napoli, ha dichiarato che entro il 31 dicembre la Regione dovrebbe dire se conferma le funzioni previste per le Province o ce se vuole sottrarne o affidarne altre. Ma non credo che questo sia possibile perché la Regione ci ha risposto che “entro il 31 dicembre” non è considerato la fine, bensì l’inizio di un percorso. A questo scopo presenteranno un disegno di legge da presentare al Consiglio regionale: il tutto alla vigilia della campagna elettorale per il rinnovo del Consiglio stesso. Allora io chiedo a me stesso: se la Regione presenta il disegno di legge entro il 31 dicembre, e deve essere discusso in Consiglio, alla scadenza di mandato, la prima preoccupazione dei consiglieri regionali sarà quella di discutere di questo particolare aspetto della vita istituzionale? Io credo proprio di no. Noi dobbiamo allora fare uno Statuto aperto, provvisorio, dove diremo diversi “omissis”, “ad oggi” o “salvo che”, però comunque dovremo procedere. Io sarei orientato a lavorare così: non credo che sia opportuno procedere a nominare commissione preposta, ma considero i membri della commissione per lo Statuto i dieci consiglieri provinciali. Immaginando poi di essere inserito in un complesso istituzionale io chiedo all’UPI di redigere una sorta di bozza che possa essere utile, nelle linee fondamentali, da Palermo a Milano; poi naturalmente su questa bozza, disponibile in tempi brevissimi, ogni Provincia andare ad inserire una quale peculiarità congrua alla nostra storia, tradizione, socialità. Naturalmente non dimenticando la difficoltà che abbiamo che, per forza di cose, noi su alcune tematiche dobbiamo necessariamente redigere una carta in cui non possiamo dire parole definitive. Io ad oggi non so se nei prossimi mesi e anni se la Provincia di Benevento dovrà interessarsi ancora, e in che misura, di agricoltura, di cultura, di turismo. Inoltre dobbiamo fare fronte ai tagli enormi di risorse statali che intaccheranno profondamente i nostri investimenti sul territorio”.
Dopo i saluti del Presidente della Provincia di Benevento Claudio Ricci è intervenuto il professore dell'Università di Campobasso Guido Meloni secondo il quale la legge 56, pur con le sue innovazioni, comunque fa salvo il principio di autogoverno delle Province avendo previsto espressamente il potere statutario con ampi margini di manovra. La legge 56 ridefinisce in maniera radicale le Province e non solo sul piano delle competenze, ma sulla sostanza dell’Ente: il punto cruciale è quello di configurarlo come ente di secondo livello. Questo significa che la Provincia è chiamata a rielaborare le istanze e le esigenze dei Comuni, metabolizzandole istituzionalmente e portandole ad un livello superiore, quello dell’area vasta.  E' quindi intervenuto il dott. Nicola Melideo, esperto dell'Anci. Egli ha affermato che non esistono manuali che spieghino come si passi dalle vecchie alle nuove Province, ma si può mettere a frutto l’esperienza di molti amministratori ed il buon senso, ovviamente con l’intento di rispondere in modo intelligente a quanto la legge prescrive. Le Province sono trasformate in strutture per la erogazione dei servizi, governate dai Comuni, attraverso i meccanismi che la legge 56 prevede. Pertanto, le Province, avendo a disposizione tecnostrutture, possono esercitare molti interventi: bisogna vedere che cosa vogliono fare, cosa possono fare, con quali risorse e così via. Esiste però un problema vero di rapporto tra il sistema dei Comuni, che comprenderà anche le Province, e le Regioni. Il quadro, quindi, si semplifica sotto questo punto di vista, perché i sindaci parleranno a nome proprio come responsabili del governo locale del loro comune, ma parleranno anche come “soci” di questa realtà associativa sovra comunale.

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