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RETROSPETTIVA DI TONINO LOMBARDI AL MUSEO ARCOS

Comunicato Stampa n. 135 del 7 febbraio 2015
Sabato 14 febbraio 2015, alle ore 16,30, presso il Museo ARCOS di Benevento in via Stefano Borgia, sarà inaugurata la mostra “Tonino Lombardi. Paesaggi dell’astrazione.
Lo comunica il Presidente della Provincia di Benevento Claudio Ricci.
Patrocinata dalla stessa Provincia insieme alla Camera di Commercio, Industria e Artigianato di Benevento, la retrospettiva dedicata all’artista pugliese, ma romano di adozione, scomparso nel 2008, raccoglie trenta opere fra dipinti di media dimensione ed alcuni disegni, realizzati tra la seconda metà degli anni Novanta e i primi del Duemila.
La Mostra è la prima della Stagione artistica di Arcos 2015, curata e promossa dal direttore artistico Ferdinando Creta.
Si tratta di una selezione di opere caratterizzate da una forte matrice astratto-lirica, attraverso la quale l’artista rilegge i tratti di paesaggi della memoria, ripercorrendo una linea che lo riporta ai territori della sua giovinezza, alle “murge”, al colore caldo delle rocce che affiorano tra giardini animati da una tavolozza espressionista. Una visione del mondo priva dell’enfasi della realtà, anzi piegata al dettato di una sorta di malinconia, quasi di perdita.
La mostra curata da Caterina Pocaterra edAnnamaria Restieri, si avvale di una nota introduttiva di Ferdinando Creta, direttore del Museo, che nel sottolineare la congruità dell’iniziativa con il programma che l’ARCOS sta portando avanti da qualche tempo, sottolinea che essa «in breve riassume una parte significativa dell’esperienza di un artista della nostra terra, nato a Monteleone di Puglia, un centro posto proprio a confine orientale del beneventano, sull’asse che dal capoluogo va verso la Capitanata. […] La scelta che le curatrici hanno operato nel vasto repertorio di esperienze condotte dall’artista tra il decennio Ottanta e il 2007, ha guardato all’ interesse di Lombardi per la natura, intesa quale manifestazione di un lirismo evocativo di stati d’animo. Un lirismo che risente delle frequentazioni con scrittori, poeti, tra questi Moravia, la Spaziani, Accrocca, Riviello; figure che hanno segnato profondamente la sua pittura».
In sostanza «le opere di Lombardi – è quanto rileva Pocaterra – sono territori della riflessione, della memoria, sono audaci pagine di un diario sulle quali risiede la sua preziosa intimità. La percezione dei soggetti dipinti in questi anni, coinvolge l’immaginazione e, per gradi successivi, l’attenzione è richiamata ad interpretare e a riflettere sull’universo che c’è dentro ciascuno di noi e non soltanto su quello che possiamo osservare con i nostri occhi e sentire come esseri sensibili. La forza espressiva di Lombardi si addentra nei sentimenti, cercandone la natura». Dal suo canto Restieri evidenzia come «l’esperienza di Lombardi sia una pratica creativa estremamente personale, lontana dall’enfasi aleatoria di matrice espressionista, e sorretta dalle forze contrapposte del segno-forma e della materia-colore, della luce e delle ombre, del reale e dell’immaginario che dominano lo spazio alla ricerca di un loro giusto bilanciamento. […]La memoria, che lo accompagna tenacemente durante tutto il ‘viaggio’ pittorico, rivive nei bagliori di una luce baluginante, nei flussi magmatici dei segni, nel lievito poetico dei verdi, dei gialli, dei rossi, nelle introspezioni metafisiche dei neri e nelle condensazioni grigiastre che riquadrano la scena».
A far da corredo alla mostra è un catalogo pubblicato da Verduci Edizioni di Roma che oltre ai testi critici, si avvale di un’antologia della critica, di un selezionato repertorio iconografico e di apparati bio-bibliografici.
Orari al pubblico: martedì / venerdì dalle ore 9,00 alle 18,00
sabato e domenica dalle ore 9,00 alle 13,00 e dalle ore 15,00 alle 18,00
Lunedì chiuso
Per info: Tel. 0824 312465 - Fax 0824 312506
Tonino Lombardi (Monteleone di Puglia 1934 - Roma, 2008). Figlio di un pittore decoratore di chiese, dal quale apprende le tecniche dell’ornato e della figurazione, si trasferisce a Napoli ove si laurea in medicina, esercitando, negli anni Sessanta, la professione dapprima a Taranto e poi a Roma. Dopo un breve esordio figurativo, verso la fine degli anni Cinquanta approda ad una pittura materica che scivola nel corso del decennio successivo verso un dettato più naturalistico presto avviato sulla strada dell’astrazione. Si orienterà, infatti, fin dai primi anni Sessanta verso una dichiarata trascrizione di atmosfere astratte, di forte emotività lirica, dalle quali affiora un interesse per il colore, per le sue possibilità comunicative. È la pittura che l’artista incontra quando giunge a Roma ed inizia a frequentare sia le gallerie d’arte, ove ha la possibilità di conoscere, fra i tanti, artisti quali Corpora, Monachesi, Cagli e Afro, sia di relazionarsi ad un ambiente culturale, soprattutto di scrittori e di poeti, quali Villa, Accrocca, Costantini, Fusco, sino alle amicizie, venute dopo, con Dacia Maraini e Carmen Llera Moravia.
Il passo verso impianti compositivi sobillati dall’espressionismo astratto statunitense, miscelato ad insorgenze liriche attinte dall’informale italiano, si registra sul finire degli anni Sessanta e nei primi del decennio successivo. Dalle opere eseguite in questi anni, in particolare dipinti e sculture, affiora quella cifra astratta che connoterà, in seguito, il suo lavoro. La scultura, i cui primi esiti espone in una mostra personale del 1973, è interpretata come modellazione della materia; dettato che porterà in seguito fino a darsi come elemento strutturale della sua esperienza in ceramica, avviata tra il 2001 ed il 2002. È però soprattutto la pittura al centro del suo interesse creativo, una pratica che nel tempo lo ha condotto ad attraversare gli incerti perimetri posti fra l’immagine e l’oggetto, fra la figura e l’energia del colore, fra la materia e la forma. Esperienze che l’artista, nell’arco di circa cinquant’anni, ha proposto in numerosissime mostre personali, allestite in Italia ed all’estero.
Tra queste vanno ricordate le personali allo Studio Oggetto di Caserta nel 1972, alla Galleria la Meridiana di Verona nel 1976, alla Galleria Schettini di Milano nel 1983, al Palazzo Ducale di Pesaro nel 1984, alla Airport Gallerie di Amburgo nel 1991, alla Basilica di Santa Maria degli Angeli di Roma nel 1994, la grande antologica al Complesso di San Salvatore in Lauro di Roma nel 1997, all’Istituto Italiano di Cultura di Barcellona nel 2000, all’Istituto Europeo di Design di Barcellona nel 2004, alla Galleria Selezioni d’Arte di Salerno e negli spazi di Villa Rufolo a Ravello nel 2005, anno questo in cui espone anche alla Sala Margana di Roma, mentre nel 2007 è  quella tenuta a Buenos Aires al Centro  Culturale Borges, patrocinata dall’Istituto Italiano di Cultura; a Montevideo, Uruguay, allo Spazio Santos, patrocinata dall’Istituto Italiano di Cultura. Del 2009, dopo la sua morte, è la retrospettiva allestita alla Galeria de ArtesVisuales, Universidad Ricardo Palma, di Lima, patrocinata dall’Istituto Italiano di Cultura e, del 2010, la piccola antologica promossa dalla Galleria d’Arte Kalo di Roma.
Tra le collettive si segnalano le partecipazioni al “Premio Margutta” di Roma nel 1977, al “Premio Avezzano” nel 1978, al “Premio Sulmona” nel 1987, alla 49° edizione del “Premio Michetti” a Francavilla a Mare nel 1997, alla mostra “Futuristi e astrattisti” ad Avezzano nel 2002, a “Il Disegno 2” Collezione Permanente, FRAC - Fondo Regionale d’Arte Contemporanea, Baronissi (SA) nel 2009, anno nel quale alcune sue opere sono presenti nella mostra Dal Futurismo al Contemporaneo, ospita a Roma nel Complesso dei Dioscuri al Quirinale. 

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